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Cos'è l'anima?

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Quante volte diciamo o sentiamo la parola anima? Direi innumerevoli volte: anima mia, dare l’anima al diavolo, la mia anima, dare l’anima in un’impresa ecc. ecc.. Ma esiste davvero l’anima? E cos’è precisamente? E dove si trova? In questo articolo proverò a rispondere a queste domande. Inizio come sempre dall’etimologia della parola: anima deriva dal latino “anima” che a sua volta è connesso con il greco “anemos” (soffio, vento). Un’altra radice la troviamo nell’Induismo con il termine sanscrito “Atman” (essenza o soffio vitale) che può essere sia individuale che universale. Spesso associamo spirito e anima ma, non sono propriamente dei sinonimi perché quest’ultima è un concetto maggiormente legato all’individualità di una persona. Nella Grecia antica si utilizzava come sinonimo della parola anemos , il lemma “psyché che deriva da psychein che significa respirare, soffiare. Il concetto di anima esce fuori la prima volta con il filosofo greco Socrate, il quale lo mette al centro della s...

Le dominazioni e il lungo Regno di Sicilia

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Scrivere sulla Sicilia, la mia terra, mi riempie sempre di orgoglio e non nascondo una certa emozione. Inizio questo cammino con il desiderio di sgombrare il campo dalla convinzione che la Sicilia sia stata una terra di conquista da parte di tante popolazioni e dominata quasi fosse una schiava. Tra i primi abitatori che hanno lasciato tracce sul suolo siciliano ci sono i Sicani, si insediarono nella zona orientale della Sicilia tra il III e il II millennio a.C.. Successivamente alla fine del II millennio a.C. arrivarono i Siculi gente più bellicosa dei Sicani, i quali furono spostati dai nuovi arrivati alla zona centro-occidentale dell’isola per poi prenderne il posto nella zona centro orientale. Il quadro si completa con gli Elimi che ancora nel II millennio a.C. si stabilirono nella parte estrema dell’occidente siciliano. Sulla provenienza di queste tre popolazioni non abbiamo notizie storicamente certe, quindi preferisco non scrivere le varie ipotesi perché la maggior parte affondan...

A spasso nel tempo con Amore

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Amore, amore, amore, quante volte sentiamo questa parola ogni giorno? Ma cos’è l’amore? Si può spiegare? Molti ci hanno provato, i poeti con le metafore, gli artisti con opere esplicite, allegoriche, mistiche; un po’ tutti proviamo a descrivere questo sentimento risultando parziali, a volte banali. Le emozioni, i sentimenti non possono essere spiegati in modo razionale, l’irrazionale sfugge al controllo, alle etichette, ai contenitori. Prima di dare la parola ai filosofi su questa tematica spesso controversa, direi di iniziare questa avventura partendo dall’etimologia della parola Amore. Il termine Amore deriva dal latino “Amor” affine ad “Amare” sempre latino e sembra connesso, ancora, con il latino “Amma” (mamma), da ciò si deduce che può avere la sua possibile origine dal linguaggio infantile. Un altro etimo di questo lemma latino potrebbe derivare dal proto-italico “Ama” il cui significato è prendere, tenere, sviluppandosi in “prendere la mano di”, cioè legarsi in amicizia. Da qui ...

Gli antichi greci e la felicità

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Inizio questo percorso filosofico partendo dall'etimo della parola felicità: i greci, soprattutto i filosofi, usavano spesso il termine "Eudaimonìa", composto da eu (buono) e daimon (genio, demone). Comunemente viene utilizzato il termine Eudemonia e viene tradotto come scopo di vita e fondamento etico. Questo perché il daimon, questo demone che con il termine eu diventerebbe demone o genio buono, è inteso come il talento individuale, la capacità propria, quindi realizzando il nostro talento scopriamo la nostra missione, lo scopo di vita di ognuno di noi. E' buono nel senso che è quello giusto per ognuno di noi, il nostro buon genio, diventa fondamento etico, un comportamento di vita. Ci viene in aiuto per chiarire questo concetto il motto inscritto sul frontone del tempio di Apollo a Delfi "Conosci te stesso e nulla di troppo". In questa frase sono racchiuse le fondamenta della cultura greca: "conosci te stesso" il tuo daimon, il tuo demone, come ...

Gli Ebrei a Catania

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L'arrivo degli ebrei in Sicilia risale secondo la tradizione subito dopo la distruzione del tempio di Gerusalemme nel 70 d.C. da parte del generale Tito, figlio dell'imperatore di Roma, Vespasiano. Si dice che il suddetto generale avrebbe allestito tre navi e riempite di ebrei per poi imbarcarli alla volta delle coste liguri, dell'Africa settentrionale e della Sicilia. La presenza ebraica accertata storicamente a Catania è datata alla fine del IV secolo d.C., tramite il ritrovamento di una lapide ai piedi della scalinata della chiese di S. Teresa in via Sangiuliano recante la data 21 ottobre 383 d.C.. Esiste una seconda lastra di marmo funeraria trovata a Roma a Villa Torlonia con un'iscrizione che rivela la presenza giudaica a Catania tra la fine del III sec. d.C. e l'inizio del IV sec. d. C.,un secolo prima del rinvenimento della suddetta lapide nella città etnea. Nel corso del V e VI secolo d. C. si formò la prima giudecca (superiore) della città, quando i cristi...

La Cappella Bonajuto e il quartiere della Civita

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Scrivere della Cappella Bonajuto mi mette gioia e tristezza. Gioia perché è un monumento unico nel suo genere a Catania ed è davvero splendido e suggestivo anche per dove è ubicato e tristezza perché è l'unico del suo genere, costruito tra il VI e il IX secolo d.C. (alto Medioevo). Il suo vero nome è chiesa del SS. Salvatore,(Salvatorello) non abbiamo nessun'altra chiesa di questo tipo e dell'epoca nella città, a causa di due terremoti che hanno devastato la città del Liotro: uno nel 1169 e l'altro nel 1693. Questo gioiello si trova nel quartiere popolare della Civita, il quale nasce dopo la costruzione della cattedrale della città ultimata nel 1094 dai Normanni e che diventerà il secondo centro di Catania. Ricordando che il primo centro della città era ubicato tra piazza Dante e piazza Duomo,(chiamata Platea Magna) questo nuovo centro si espande da piazza Duomo in direzione via Vittorio Emanuele lato mare entro i confini del viadotto ferroviario (Archi della marina) di...

Federico II, il Castello Ursino e la leggenda dei giganti Ursini

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Il rapporto tra l'imperatore Federico II di Svevia e il castello Ursino (castrum sinus: castello sul golfo) è davvero singolare. I motivi principali di questa relazione sono sostanzialmente due: il primo, logistico e difensivo. Questo maniero faceva parte di un strategia di protezione della costa ionica, infatti furono costruiti da Federico nello stesso periodo il castello di Augusta e quello di Maniace a Siracusa. L'altro motivo che portò alla costruzione di questo edificio militare, viene ricondotto al rapporto conflittuale tra l'imperatore e la città di Catania. La quale essendosi più volte ribellata a Federico, decise di distruggerla ma quando era ormai in procinto di farlo, correva l'anno 1232, si fermò. La leggenda narra che alcuni cittadini catanesi esortarono l'imperatore, prima di distruggere la città, di andare a messa in cattedrale. Federico si recò in chiesa e quando aprì il messale vi trovò un cartiglio con scritto: "NOPAQUIE". Lo Svevo non ri...